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Il Comune di Portoferraio

Cosa visitare nel comune di Portoferraio

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Il comune di Portoferraio, capoluogo dell’Isola, si colloca, nel confronto con gli altri sette comuni elbani, rispettivamente al primo posto per numero di abitanti ed al secondo per estensione. Il territorio comunale è contraddistinto dal capoluogo, da alcune località disposte per lo più lungo la costa, quali Enfola, Biodola e Bagnaia, e da numerose case sparse. L’assetto urbanistico di Portoferraio è composto da una cittadella, che nel suo aspetto attuale risale al 1548, anno in cui Cosimo I de’ Medici ordinò la costruzione delle fortificazioni, ancora oggi visibili, e da un tessuto periferico, maturato in seguito ad un forte sviluppo edilizio nel  dopoguerra, per far fronte prima alle esigenze abitative, poi per rispondere alla domanda turistica prorompente.

Se è nota a molti la storia della fondazione di Cosmopoli, meno conosciuta è quella del piccolo nucleo abitato di  epoca romana, Fabricia, del quale rimangono solamente i resti di una villa romana del I secolo a. C., in parte inglobata nelle fortificazioni medicee. La domus, detta della Linguella, si trova sull’estremità dello stretto promontorio che chiude ad est la darsena di Portoferraio, adiacente all’omonimo museo Archeologico dove sono visibili reperti etruschi e romani trovati durante gli scavi degli anni ’60 e conservati utensili e suppellettili derivanti da necropoli e fortezze d’altura.

Databile al I sec. a.C. è anche la villa romana delle Grotte, che grazie agli scavi condotti tra il 1960 e il  1972, è oggi ben riconoscibile: realizzata interamente in opus reticulatum, si sviluppava lungo un asse centrale costituito da una grande vasca rettangolare circondata da un peristilium, presentava tre grandi giardini, palcoscenici panoramici sul golfo di Portoferraio.
Inesistente è qualsiasi documentazione e testimonianza di epoca medievale.

Di grande rilevanza storico-culturale sono invece le imponenti opere di fortificazione, volute dalla famiglia de’  Medici. I due forti principali, forte Falcone e forte Stella, si snodavano sul mare e nella darsena e garantivano con il resto delle mura e bastioni una solida difesa da attacchi provenienti dal mare e da lunghi assedi. Inoltre una torre a forma di martello, per l’appunto la Torre del Martello, fu costruita nella fascia di terra che si protende verso il mare, costituendo così una valida difesa militare del porto. In questa torre, alla fine dell’Ottocento, venne rinchiuso l’attentatore del re Umberto I di Savoia, dal cui nome è derivato a questa torre  l’appellativo di “Torre del Passanante”. All’interno della cinta fortificata, merita uno sguardo il teatro “Dei Vigilanti”. Anticamente denominato “Teatro Imperiale”, venne ottenuto dalla trasformazione in epoca napoleonica, dalla sconsacrazione della chiesa  secentesca del Carmine, adibita a quel tempo a magazzino militare. 

Napoleone, costretto all’esilio elbano dopo l’abdicazione e il trattato di Fontainebleau e prima dei “Cento  giorni”, tra i forti Falcone e Stella, fece demolire quattro mulini a vento per costruire la sua residenza di città, la cosiddetta Palazzina dei Mulini, dove tentò in breve tempo di ricreare, in formato ridotto, l’atmosfera di una corte che lo aveva sempre accompagnato, auspice anche il soggiorno della madre e della sorella Paolina. Attualmente vi si conservano cimeli, arredi e mobili dell’epoca e parte dell’interessante biblioteca condotta con sé dall’imperatore e poi da lui donata alla Comunità di Portoferraio.

Quanto alla residenza extra-urbana, Villa San Martino, fu acquistata da Napoleone nel giugno 1814 per farne la  sua residenza estiva e rimasta inabitata a causa della partenza dall’Elba. Fu in seguito acquisita dal principe Anatolio Demidoff che, fatta edificare l’imponente Galleria neoclassica che prese il suo nome, sostanzialmente si disinteressò dell’originaria idea di crearvi un museo di memorie napoleoniche. Conserva arredi d’epoca nelle sale affrescate (notevole la cosiddetta “Sala egizia”) e, nella galleria, una raccolta di stampe napoleoniche ottocentesche.


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